{"id":10540,"date":"2019-12-07T09:21:12","date_gmt":"2019-12-07T08:21:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/?p=10540"},"modified":"2019-12-07T10:12:17","modified_gmt":"2019-12-07T09:12:17","slug":"arcadia-e-apocalisse-paesaggi-italiani-in-150-anni-di-arte-fotografia-video-e-installazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=10540","title":{"rendered":"Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Arcadia e Apocalisse.<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni<\/em><br \/>\n<\/strong>Ideazione e cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci<br \/>\nSezione della fotografia a cura di Maria Francesca Bonetti<br \/>\n<strong>PALP Palazzo Pretorio Pontedera<br \/>\n<\/strong><strong>8 dicembre 2019 \u2013 26 aprile 2020<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019<strong>8 dicembre 2019<\/strong> il <strong>PALP Palazzo Pretorio di Pontedera <\/strong>ospita la mostra <strong><em>Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni, <\/em><\/strong>ideata e curata da <strong>Daniela Fonti <\/strong>e <strong>Filippo Bacci di Capaci<\/strong> e promossa dalla <strong>Fondazione per la Cultura Pontedera, <\/strong>dal<strong> Comune di Pontedera, <\/strong>dalla <strong>Fondazione Pisa<\/strong>, con il patrocinio e il contributo della <strong>Regione Toscana<\/strong>. La mostra, che proseguir\u00e0 sino al 26 aprile 2020, ha l\u2019obiettivo di indagare il modo in cui il paesaggio \u00e8 stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri, mettendo in luce quelli che sono stati i cambiamenti in materia di estetica e di codici rappresentativi e cercando al contempo di sensibilizzare la coscienza dei visitatori sul tema del degrado ambientale.<!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10542\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930-300x215.jpg 300w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930-768x551.jpg 768w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930-866x621.jpg 866w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Favai-Gennaro_Villa-Monacone-Capri_1930.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nAttraverso un lungo racconto che si avvale di opere pittoriche, scultoree, arti decorative, fotografia e nuovi media \u2013 dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento ad oggi \u2013 l\u2019esposizione ruota intorno al <em>pensiero creativo sul paesaggio<\/em>, un genere pittorico ereditato dal Settecento come rispecchiamento della natura nell\u2019arte, in antitesi alla pittura mitologica e di storia, che si libera dai suoi stereotipi senza per\u00f2 scomparire, per la capacit\u00e0 che il paesaggio stesso ha di rinnovare profondamente i propri significati e codici rappresentativi, di riflettere le radicali trasformazioni della cultura artistica italiana e della societ\u00e0 nel suo complesso.<\/p>\n<p>La mostra si articola in vari capitoli, dalla diversa estensione, che servendosi della pittura, della fotografia, pi\u00f9 avanti del video, del film e delle installazioni, conducono lo spettatore ad immergersi nei sentimenti e nelle riflessioni che \u2013 di decennio in decennio \u2013 il paesaggio ha ispirato negli autori e nei fotografi e ad apprezzare e comprendere opere che vogliono essere, oltrech\u00e9 immagini coinvolgenti, anche documenti in cui si travasa l\u2019intera cultura di un\u2019epoca. La pittura di paesaggio \u00e8 infatti il frutto di un processo molto complesso di interpretazione e \u2018ricostruzione\u2019 della natura, che coinvolge il momento storico di riferimento con il suo sistema di relazioni, la cultura artistica cui l\u2019autore appartiene e la storia individuale. Sentimenti e riflessioni che nel corso della lunga trasformazione del Bel Paese, trapassano dalla scoperta, in epoca ottocentesca, di un \u201cpaesaggio italiano\u201d ereditato dal \u201cGrand Tour\u201d offerto alla modernit\u00e0 come cornice d\u2019inalterata bellezza, alla testimonianza delle azioni talvolta violente che la storia ha inflitto al territorio italiano (dalle demolizioni alle devastazioni delle guerre), agli sconvolgimenti legati all\u2019epoca della ricostruzione postbellica, al definitivo tramonto del mito post-romantico e alla\u00a0 sua sostituzione con azioni di trasformazione cos\u00ec invasive e devastanti da far presagire una imminente Apocalisse.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10541\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872-242x300.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872-242x300.jpg 242w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872-768x952.jpg 768w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872-826x1024.jpg 826w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872-866x1073.jpg 866w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Boldini-Giovanni-A-la-campagne_1872.jpg 953w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a><br \/>\nIl percorso della mostra<br \/>\n<\/strong><strong><em>Un autentico sentimento della natura<\/em><\/strong>. Nella pittura italiana del secondo Ottocento si afferma un sentimento della natura ereditato dal Romanticismo che porta a una interpretazione che si fonda su un pi\u00f9 autentico rapporto con il vero. In area ticinese e toscana il processo di depurazione dai clisc\u00e9 accademici passa attraverso l\u2019idea del paesaggio come teatro della contemporanea storia risorgimentale (da cui muovono molti pittori macchiaioli come <strong>Giovanni Fattori<\/strong> e <strong>Odoardo Borrani<\/strong>, <strong>Cristiano Banti<\/strong>), come libera ricreazione luminosa del paesaggio toscano ereditato dai padri, e pi\u00f9 tardi come ambientazione della vita all\u2019aperto della emergente societ\u00e0 borghese rappresentata della pittura da maestri come <strong>Michele Tedesco<\/strong> e <strong>Giovanni Boldini<\/strong> e della fotografia come <strong>Giacomo Caneva<\/strong> e <strong>Robert Macpherson<\/strong>. In area laziale, il paesaggio della Campagna romana, fra i riferimenti del Grand Tour, ancora documentato nei grandi album dei fotografi, si afferma nella sua classica magnificenza e desolazione come testimonianza, l\u2019unica intatta, dell\u2019antica grandezza in contrasto con la modestia del presente. Verso la fine del secolo, e a cavallo del nuovo, \u00e8 prevalentemente sul paesaggio che si riversano le predilezioni dei pittori divisionisti innamorati della scomposizione della luce (<strong>Angelo Morbelli<\/strong>, <strong>Plinio Nomellini<\/strong>, <strong>Vittore Grubicy de Dragon<\/strong>), che rivaleggiano con i fotografi (<strong>Gustavo Bonaventura<\/strong>, <strong>Stefano Bricarelli<\/strong>, <strong>Filippo Rocci<\/strong>) nella ricerca di sfolgoranti effetti luminosi, nella apparente emulazione dei fenomeni naturali, ma con esiti di sofisticata astrazione.<\/p>\n<p><strong><em>La stagione del futurismo<\/em><\/strong><em>. <\/em>Respinto ai margini del rutilante mondo iconografico del primo Futurismo macchinista, il paesaggio trova comunque i suoi cultori fra quegli artisti innamorati dell\u2019analisi del fenomeni naturali o pi\u00f9 suggestionati dalle atmosfere simboliste; pi\u00f9 avanti nel corso degli anni trenta, il paesaggio diventa la naturale cornice dell\u2019aeropittura e dell\u2019aerofotografia, ma anche di svagati esperimenti di fotocollage, mentre la sua ultima stagione si caratterizza per una forte impronta spiritualista, basata sull\u2019\u00abidealismo cosmico\u00bb, rappresentazione per simboli dello spazio siderale come metafora della densit\u00e0 psichica dell\u2019uomo. Saranno presenti in mostra opere di <strong>Giacomo Balla<\/strong>, <strong>Leonardo Dudreville<\/strong> e <strong>Gerardo Dottori<\/strong>, <strong>Enrico Pedrotti<\/strong>, <strong>Fortunato Depero<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019et\u00e0 delle trasformazioni: l\u2019invenzione delle citt\u00e0<\/em><\/strong><em>.<\/em> I due decenni fra le due guerre vedono, con in consolidarsi del fascismo l\u2019avvio di una politica di lavori pubblici di grande impatto territoriale, destinata a imporre profonde modificazioni nel paesaggio italiano, accompagnate dall\u2019enorme risonanza propagandistica creata dai moderni mezzi di comunicazione. I lavori di bonifica nell\u2019Agro Pontino ingoiano ettari di territorio paludoso abitato da contadini transumanti e da butteri, portando alla fondazione delle \u201ccitt\u00e0 nuove\u201d, mito del fascismo, dominate dalla geometria del razionalismo (<strong>Giulio Aristide Sartorio<\/strong>, <strong>Duilio Cambellotti<\/strong>). La Capanna, archetipo residuale di una cultura autoctona di miseria e pura sopravvivenza, \u00e8 finalmente sconfitta, almeno nelle intenzioni della propaganda.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong><em>Dagli anni Venti alla guerra<\/em><\/strong><em>.<\/em> La pittura del Novecento \u00e8 letteralmente dominata dal paesaggio, soggetto ambiguo nel quale si rispecchiano gli orientamenti espressivi e anche contraddittori di una intera generazione espressi da <strong>Antonio Donghi<\/strong>, <strong>Ottone Rosai<\/strong> e <strong>Giorgio Morandi<\/strong>; dall\u2019impossibile recupero di una perduta Arcadia senza tempo all\u2019aspra denuncia di problemi sociali lasciati irrisolti (<strong>Lorenzo Viani<\/strong>). Schermo perfetto per la idealizzazione del \u201cruralismo\u201d primitivista antiurbano, nutrito di arcaiche virt\u00f9 e incorrotti sentimenti (<strong>Ardengo Soffici<\/strong>), \u00e8 per altri artisti una via di fuga tutta privata, trasposizione degli intimi moti dell\u2019animo e di uno sgomento di fronte alla incommensurabile variet\u00e0 e incombenza della natura.<\/p>\n<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10543\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013-300x213.jpg 300w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013-768x545.jpg 768w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013-866x615.jpg 866w, https:\/\/responsive.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GAME_Ecologia-visiva_2013.jpg 999w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nIl paesaggio devastato: gli anni della guerra<\/em><\/strong>. Il decennio che si chiude con lo scoppio della guerra, si apre con un presagio di distruzione contrabbandato come pretesa di rivoluzione (le demolizioni nei grandi piani urbanistici) cui gli artisti, come <strong>Mario Mafai<\/strong> e <strong>Afro Basaldella<\/strong>, rispondono con sgomento e angoscia. Queste immagini saranno poi sinistramente simili alle fotografie dei bombardamenti che sventrano le nostre citt\u00e0 e i territori. I pittori invece preferiscono non ritrarre eventi bellici e si affidano alla metafora e al simbolo proiettando sul paesaggio, reso afono e privo di bellezza, l\u2019angoscia individuale e collettiva provocata dai tragici eventi bellici (<strong>Carlo Levi<\/strong>, <strong>Fausto Pirandello<\/strong>, <strong>Galileo Chini<\/strong>).<\/p>\n<p><strong><em>Dal 1960 al 1990<\/em><\/strong>. Gli anni Sessanta sono dominati, come in tutta Europa, dalle ricerche postinformali e astratte. Il paesaggio \u00e8 per lo pi\u00f9 un riferimento interiorizzato e rimanda ad una esperienza di carattere profondamente individuale (<strong>Tancredi<\/strong>, <strong>Giulio Turcato<\/strong>, <strong>Mario Giacomelli<\/strong>, <strong>Mimmo Jodice<\/strong>); tuttavia \u00e8 sul versante della pop art e delle nascenti ricerche concettuali (<strong>Mario Schifano<\/strong>, <strong>Luca Maria Patella<\/strong>, <strong>Gino Marotta<\/strong>, <strong>Mario Cresci<\/strong>) che il paesaggio riprende piena legittimit\u00e0 in artisti che affrontano il tema attraverso il confronto fra pittura, nuovi media espressivi e nuovi materiali industriali, in uno sforzo di creazione di nuovi linguaggi e totale oggettivazione dell\u2019immagine. I grandi maestri della fotografia di paesaggio, (<strong>Luigi Ghirri<\/strong>, <strong>Gabriele Basilico<\/strong>, <strong>Olivo Barbieri<\/strong>, <strong>Guido Guidi<\/strong>, <strong>Franco Fontana<\/strong>) s\u2019impongono per il rigore formale che coniuga soggettivit\u00e0 e dati della realt\u00e0 esterna.<br \/>\n<strong><em><br \/>\nFino ai nostri giorni<\/em><\/strong>. \u00c8 un racconto aperto, nel quale si confrontano esperienze anche molto diverse, ormai affidate prevalentemente ai linguaggi del video e delle installazioni tridimensionali, (<strong>Michelangelo Pistoletto<\/strong>); ma all\u2019interno delle quali il paesaggio \u00e8 quasi univocamente assunto come elemento di preoccupazione e riflessione per gli esiti delle attivit\u00e0 umane, una cornice sempre pi\u00f9 fragile ed esposta. Fa eccezione la rinnovata utopia dei parchi di scultura ambientale, arcadici dialoghi fra arte e paesaggio, documentabili solo attraverso le fotografie di un grande maestro come <strong>Aurelio Amendola<\/strong>. Spoglio da ogni retorica, il paesaggio italiano contemporaneo ripreso dai grandi maestri mette a nudo la sua fragilit\u00e0, ma anche la sua capacit\u00e0 di resilienza e la forza comunicativa di una imprevedibile, inedita e ostinata bellezza.<\/p>\n<p><strong><em>Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni <\/em><\/strong>\u00e8 organizzata con la consulenza di <strong>Paolo Antognoli, Giovanna Conti, Alessandro Romanini<\/strong> e <strong>Francesco Tetro<\/strong>. La sezione fotografia \u00e8 a cura di <strong>Maria Francesca Bonetti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nPALP Palazzo Pretorio Pontedera<br \/>\n<\/strong>Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (PI)<br \/>\n<strong>Orario<\/strong><strong>:<\/strong> da marted\u00ec a venerd\u00ec 10-19, sabato, domenica e festivi 10-20, luned\u00ec chiuso<br \/>\n<strong>Ingresso: <\/strong>intero \u20ac 8, ridotto \u20ac 6 e 3<br \/>\nTel. +39 0587 468487 &#8211; +39 331 1542017<br \/>\n<a href=\"mailto:info@pontederaperlacultura.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">info@pontederaperlacultura.it<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.palp-pontedera.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.palp-pontedera.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Ufficio stampa<br \/>\n<\/strong><strong>Davis &amp; Co.<br \/>\n<\/strong>Caterina Briganti \/ Eleonora Saladino<br \/>\nTel. + 39 055 2347273<br \/>\n<a href=\"mailto:info@davisandco.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">info@davisandco.it<\/a> \u2013 <a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.davisandco.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arcadia e Apocalisse. 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