{"id":2466,"date":"2012-01-29T07:53:47","date_gmt":"2012-01-29T07:53:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/?p=2466"},"modified":"2013-01-02T13:46:05","modified_gmt":"2013-01-02T11:46:05","slug":"cinque-atti-teatrali-sullopera-darte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=2466","title":{"rendered":"Cinque atti teatrali sull&#8217;opera d&#8217;arte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Teatro Studio Krypton<\/strong><br \/>\n<strong> OA \u2013 Cinque atti teatrali sull&#8217;opera d&#8217;arte<\/strong><br \/>\n<strong> <em>Primo atto<\/em>: La parola<\/strong><br \/>\n<strong> con l&#8217;opera di Alfredo Pirri<br \/>\n<\/strong>29, 30, 31 gennaio 2012 ore 21<\/p>\n<p>Prende il via domenica 29 gennaio alle ore 21.00 in prima nazionale al Teatro Studio di Scandicci, con repliche luned\u00ec 30 e marted\u00ec 31, il progetto <strong>OA \u2013 cinque atti teatrali sull\u2019opera d\u2019arte<\/strong>, che si snoder\u00e0 fino a maggio. Si intitola <strong>OA &#8211; La parola con l\u2019opera di Alfredo Pirri<\/strong> il primo atto che \u00e8 costruito intorno all\u2019installazione Gas dell\u2019artista romano, composta da sette elementi bianco glaciati di legno e gesso che invadono totalmente la scena teatrale.<!--more--><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/home\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Oa_Gas.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Oa_Gas\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/home\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Oa_Gas-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>In <strong>OA &#8211; La parola con l\u2019opera di Alfredo Pirri <\/strong>le platee centrali del Teatro vengono abitate da sette performer, affiancati da Giancarlo Cauteruccio che d\u00e0 voce alla poesia di Paul Celan, mentre le platee laterali diventano i luoghi del dialogo tra Adorno e Celan, voci off di Fulvio Cauteruccio e Annibale Pavone.<br \/>\n&#8211;<em> ideazione e regia<\/em> Giancarlo Cauteruccio<br \/>\n&#8211; <em>voce live<\/em> Giancarlo Cauteruccio<br \/>\n&#8211; <em>voci off <\/em>Fulvio Cauteruccio e Annibale Pavone<br \/>\n&#8211; <em>e con<\/em> Irene Barbugli, Giulia Broggi, Donatella Marranini,<br \/>\nGiovanni Mascherini, Giuseppe Mazza, Marco Pucci, Riccardo Storai<br \/>\n&#8211; <em>costumi<\/em> Massimo Bevilacqua<br \/>\n&#8211; <em>luci<\/em> Giancarlo Cauteruccio e Loris Giancola<br \/>\n&#8211; <em>musiche da Arnold Sch\u00f6nberg<\/em><br \/>\n&#8211; consulenza al progetto Pietro Gaglian\u00f2<\/p>\n<p>\u201cCon <strong>OA \u2013 cinque atti teatrali sull\u2019opera d\u2019arte<\/strong> continua il mio fluttuare dentro i linguaggi, le mie interrogazioni sui conflitti che riguardano la parola, la poesia, il teatro, l\u2019arte.<br \/>\nNel <strong>Primo atto<\/strong>, l\u2019opera di Alfredo Pirri incontra \u201cla parola\u201d, l\u2019elemento fondamentale del teatro, per disvelare un nuovo possibile viaggio percettivo nei territori dell\u2019arte.<br \/>\nIl carteggio tra Theodor W. Adorno e Paul Celan, in cui la parola assume una potenza assoluta, scrive un teatro del silenzio e dell\u2019inazione, evocando l\u2019atrocit\u00e0 della storia.<br \/>\nIl filosofo e il poeta non hanno pi\u00f9 corpo fisico, sono voce pura emessa da altoparlanti d\u2019epoca che fanno riemergere il ricordo incancellabile dell\u2019Olocausto.<br \/>\nLa parola poetica diventa vento, respiro, si desertifica insinuandosi tra gli elementi dell\u2019installazione di Pirri, posta al centro del teatro in tutta la sua tragicit\u00e0.<br \/>\nPagine dodecafoniche da Sch\u00f6nberg alimentano quest\u2019opera teatrale fatta di percezione e di ascolto.<br \/>\nE\u2019 proprio il conflitto tra la parola poetica e la sua negazione che trova nel mio disegno la sua originaria forma dialettica, che scaturisce dall\u2019opera e la investe di una nuova interpretazione.<br \/>\nUna scelta estrema che scardina le regole del teatro\u00a0 e la condizione dello spettatore, ma che io sento necessaria nella crisi della narrazione contemporanea.<br \/>\nMi interessano nuove possibilit\u00e0 di relazione percettiva\u201d.<strong> Giancarlo Cauteruccio<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Su ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare si deve tacere<\/em>. \u00c8 la proposizione con cui Ludwig Wittgenstein chiude il <em>Tractatus logico-philosophicus<\/em> nel 1922. E potrebbe anche essere la traccia lungo la quale si svolge nel secondo dopoguerra la contrapposizione (a distanza) tra Paul Celan e Theodor Adorno a proposito dell\u2019opportunit\u00e0, e della possibilit\u00e0, di &#8216;scrivere poesia dopo Auschwitz&#8217;. \u00c8 un conflitto tra poesia e principio filosofico, tra l\u2019esperienza diretta del dolore (Celan, ebreo rumeno, perse entrambi i genitori nei lager nazisti) e la sua scomposizione in un sistema di pensiero.<br \/>\nAlla dichiarazione di Adorno sulla irriducibile inconciliabilit\u00e0 tra barbarie e cultura, il poeta oppone una serena e al tempo stesso lancinante consapevolezza della necessit\u00e0 di testimoniare attraverso la parola e la poesia: autentica e ultima forma di resistenza di fronte all\u2019annientamento di ogni condizione umana.<br \/>\nL\u2019opera di Alfredo Pirri, <strong>GAS<\/strong>, \u00e8 una dichiarazione aperta, e ancora alla ricerca di completamento, sulle ragioni dell\u2019arte, sulla funzione della pittura, sulla crisi culturale di alcune forme di espressione che hanno reagito all\u2019irrigidimento dei linguaggi con il rigetto della mimesi e della rappresentazione. Il profilo dei sette elementi che occupano lo spazio evoca il ricordo drammatico dei campi di concentramento, ma costituisce prima di tutto una riflessione sul colore. Contenuto nelle strutture orizzontali (allo stesso tempo imprigionato e irradiato dalla loro interazione con la luce), il colore si riflette amplificandosi nello spazio, la sua origine materiale si esprime in forma incorporea: compie una ascensione, alludendo alla volont\u00e0 e alla capacit\u00e0 dell\u2019arte (qui nello specifico delle arti visive) di persistere nella sua alterit\u00e0, e in questo modo di riuscire a essere una rappresentazione critica del mondo, trasversale rispetto alla storia, e sempre pienamente legittima\u201d.\u00a0<strong> <\/strong><strong>Pietro Gaglian\u00f2<\/strong><\/p>\n<p><strong>PROGETTO OA \u2013 cinque atti teatrali sull\u2019opera d\u2019arte<\/strong><br \/>\n\u201cOA\u201d \u00e8 un\u2019opera teatrale che Giancarlo Cauteruccio ha pensato in cinque atti che si svolgono in una successione temporale dilatata, a intervalli di un mese l\u2019uno dall\u2019altro. \u00c8 un progetto sulle lingue del teatro e su alcune forme fondamentali dell\u2019azione scenica: parola, danza, musica, luce e canto. Viaggiando paralleli e combinandosi in azioni diverse questi cinque elementi trovano la propria definizione nella misura del corpo fisico (dell\u2019attore, del cantante, del danzatore), ed emergeranno, atto per atto, come linguaggi privilegiati di cui verranno indagate le possibili estensioni. Per compiere questo viaggio \u201cOA\u201d sperimenta una inedita forma di messa in scena, non pi\u00f9 fondata su una drammaturgia letteraria ma scaturita dal confronto con l\u2019opera d\u2019arte che diviene volano dell\u2019azione teatrale. Cinque artisti contemporanei vengono chiamati a misurarsi in un confronto che supera l\u2019esperienza gi\u00e0 largamente sperimentata della scenografia d\u2019artista, e si incentra sul senso profondo del teatro. Viene cos\u00ec dato spazio a quella sensibilit\u00e0 per il teatro, che non a caso \u00e8 stato definito \u201copera d\u2019arte totale\u201d, che risiede nella visione di ogni artista.\u00a0\u00a0 \u201cOA\u201d, acronimo che contiene l\u2019Opera e l\u2019Azione, elementi portanti di questa indagine, cerca luoghi di contatto e di conflitto con cinque opere d\u2019arte per raccontare la storia del corpo in tutte le sue possibilit\u00e0. Gli attori che attraversano i cinque atti dello spettacolo prestano i propri corpi in tutte le declinazioni della loro fisicit\u00e0, dalla muta e quasi immota presenza al gesto danzato, declinando una nuova forma di sentimento, nei confronti del luogo e dell\u2019energia teatrale.<br \/>\nIl <strong>secondo atto<\/strong> (23, 24, 25 febbraio) si\u00a0 struttura intorno all\u2019opera di <strong>Enrico Castellani<\/strong> \u201cIl muro del tempo\u201d. I sette\u00a0 metronomi caricati alle sette velocit\u00e0 della loro scala esaltano e negano il tempo, esprimendo l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019uomo di raccoglierlo, di descriverlo, di misurarlo. Qui il corpo si esprime in un movimento senza ritmo, in una condizione di astrazione totale dove non trova strumenti che lo guidino o lo organizzino. Il danzatore con la sua azione genera la scrittura nel tentativo di misurare l\u2019impossibilit\u00e0, in uno sforzo continuo sul limite della possibilit\u00e0.<br \/>\nIl <strong>terzo atto<\/strong> (24, 25, 26 marzo) si apre sull\u2019opera che <strong>Jannis Kounellis<\/strong> ha pensato e realizzato espressamente per il progetto. Tre grandi sacchi (fatti con il pvc telato dei camion) incombono sulla scena come corpi impiccati lasciando indovinare al loro interno le forme convulse di mobili e oggetti dismessi. La materia espressa nelle forme pi\u00f9 arcaiche, ma con i materiali di scarto della cultura consumista, si fa metafora della condizione umana, intrisa di memoria come di dolore. Sette cantanti liriche, sette presenze umane in movimento tra le opere, interpretano attraverso la parola cantata il conflitto tra il caos della materia e l\u2019ordine cui aspira l\u2019uomo. Il tormento e la centralit\u00e0 del corpo dominano l\u2019azione scenica nella sintesi visiva di un altro oggetto sospeso: un crocifisso capovolto, dove al posto del braccio corto \u00e8 stata innestata una campana che rintocca alle oscillazioni prodotte casualmente da un animale legato alla struttura.<br \/>\nNel<strong> quarto atto<\/strong> (14, 15, 16 aprile), le opere di <strong>Loris Cecchini<\/strong> aprono la possibilit\u00e0 per un lavoro sulla luce come principio scultore delle materia. L\u2019installazione, fatta di materiali sintetici, trasparenti e capaci di creare una distorsione ottica, viene abitata da corpi reali, diversi e quasi estremi, come per rappresentare alcune delle categorie con cui di definisce la fisicit\u00e0. I canoni di bellezza, magrezza, prestanza trovano la propria specificit\u00e0 nella compresenza con i loro opposti. I performer mettono inscena con lentezza una serie di azioni minimali, e il corpo, elemento scalare, concentra un senso di attesa quasi beckettiana che non trova compimento in nessuno scioglimento della tensione.<br \/>\nNel<strong> quinto atto<\/strong> (18 maggio), dopo una serie di esplorazioni sul corpo si raggiunge la superficie, la pelle, l\u2019abito. L\u2019opera di <strong>Cristina Volpi<\/strong> mette in evidenza la percezione del corpo come sovrastruttura, come pelle altra: un abito da sposa in tessuto militare che descrive uno stato di conflitto permanente, una criticit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0. La musica classica, nell\u2019esecuzione dal vivo di tre musicisti tenta una ricostruzione di questa armonia interrotta e l\u2019opera, che richiama anche la centralit\u00e0 del costume nel teatro, diviene il testo di un\u2019azione fortemente poetica<br \/>\n\u201cOA\u201d \u00e8 un progetto in cui Giancarlo Cauteruccio concretizza la concezione del luogo scenico come luogo centripeto, che attrae e metabolizza all\u2019interno della propria architettura altre esperienze creative: in questo primo esperimento lo spazio del teatro si offre all\u2019intenzione poetica, estetica, formale e concettuale di autori del panorama internazionale delle arti visive. La scena del Teatro si apre ai cinque artisti che porteranno il proprio segno con una loro opera installativa pensata o adattata per lo spazio teatrale, utilizzando il proprio personale linguaggio, i materiali e la sensibilit\u00e0 percettiva. L\u2019opera visiva dell\u2019artista cos\u00ec concepita (con il concorso di quella straordinaria macchina che \u00e8 il luogo teatrale), diventa il punto di scaturigine di un originale percorso drammaturgico: l\u2019opera stessa diviene scrittura sostituendosi alla tradizionale funzione del testo letterario e con la sua reale presenza e attraverso un approfondito confronto con l\u2019artista si definisce la creazione dell\u2019opera performativa. Non si tratta dunque di una scenografia d\u2019artista, come spesso avviene nel teatro e in particolar modo in quello lirico, ma di un esperimento nuovo. L\u2019opera diviene dinamica, attiva e generatrice di nuove inaspettate condizioni espressive che la dilatano e la amplificano attraverso il linguaggio del corpo, della luce, della musica. L\u2019energia del lavoro, usualmente trattenuta nelle sue forme concluse, e diretta di volta in volta a un singolo osservatore, si trasforma per creare un rapporto dinamico con lo spazio attraverso l\u2019azione teatrale-performativa, declinandosi al cospetto del pubblico in nuove inaspettate possibilit\u00e0 di relazione percettiva. Il canone dell\u2019osservazione dell\u2019opera viene inoltre alterato anche per ci\u00f2 che riguarda la durata temporale dell\u2019osservazione, espansa nell\u2019intervallo di un\u2019azione che contribuisce ad una nuova percezione dell\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p><strong>Teatro Studio<\/strong><br \/>\nVia G. Donizetti, 58 Scandicci (FI)<br \/>\nTel. 055 7591591<br \/>\n<a href=\"mailto:biglietteria@teatrostudiokrypton.it\">biglietteria@teatrostudiokrypton.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.teatrostudiokrypton.it\" target=\"_blank\"> www.teatrostudiokrypton.it<\/a><br \/>\nBiglietti: 12 euro intero, 10 euro ridotto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Studio Krypton OA \u2013 Cinque atti teatrali sull&#8217;opera d&#8217;arte Primo atto: La parola con l&#8217;opera di Alfredo Pirri 29, 30, 31 gennaio 2012 ore 21 Prende il via domenica 29 gennaio alle ore 21.00 in prima nazionale al Teatro Studio di Scandicci, con repliche luned\u00ec 30 e marted\u00ec 31, il progetto OA \u2013 cinque &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=2466\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Cinque atti teatrali sull&#8217;opera d&#8217;arte&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2467,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,11],"tags":[102,101],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2466"}],"collection":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2466"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2466\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3423,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2466\/revisions\/3423"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}