{"id":438,"date":"2009-10-29T10:59:46","date_gmt":"2009-10-29T09:59:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/home\/?p=438"},"modified":"2013-08-29T09:50:31","modified_gmt":"2013-08-29T07:50:31","slug":"rosefeldt-e-tweedy-inaugurano-ex3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=438","title":{"rendered":"Rosefeldt e Tweedy inaugurano Ex3"},"content":{"rendered":"<p><strong>EX3 <strong>Centro per l&#8217;Arte Contemporanea<\/strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>JULIAN ROSEFELDT<\/strong><br \/>\nAMERICAN NIGHT<\/p>\n<p><strong>IAN TWEEDY<\/strong><br \/>\n70 ZEPPELINS<\/p>\n<p>30 ottobre &#8211;\u00a0<span style=\"text-decoration: line-through;\"> 5 dicembre 2009<\/span> <strong>Prorogata al 24 dicembre<\/strong><br \/>\nViale Giannotti 81\/83\/85<br \/>\nInaugurazione gioved\u00ec 29 ottobre, ore 18<\/p>\n<p><strong>Visto il grande successo di pubblico, il nuovo Centro per l&#8217;Arte Contemporanea di Firenze, ha deciso di prorogare la doppia personale di Julian Rosefeld e Ian Tweedy, due artisti rappresentativi della scena internazionale contemporanea. La mostra, a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini rester\u00e0 dunque aperta sino al 24 dicembre.<\/strong><\/p>\n<p>Con le mostre personali di <strong>Julian Rosefeldt<\/strong> e <strong>Ian Tweedy<\/strong>, a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini, si \u00e8 inaugurato gioved\u00ec 29 ottobre 2009 l&#8217;attivit\u00e0 espositiva di EX3, il nuovo Centro per l&#8217;arte contemporanea di Firenze.<br \/>\n<!--more--><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4933\" rel=\"attachment wp-att-4933\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"jrosefeldt\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/jrosefeldt1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Rosefeldt e Tweedy sono artisti di spicco della scena internazionale. L&#8217;uno tedesco, per origine e formazione, l&#8217;altro nato in Germania, ma all&#8217;interno di una base militare americana &#8211; e dunque americano di nazionalit\u00e0 &#8211; operano entrambi, con mezzi diversi, nel campo della riscrittura del reale attraverso la decostruzione del racconto visivo. A fronte di evidenti differenze linguistiche e stilistiche, le opere di Tweedy e Rosefeldt, presenti in mostra, affrontano temi comuni: la cultura delle armi, il bisogno di dominio, l&#8217;idea della conquista, il fascino della retorica della guerra, il fallimento della politica, il rapporto dell&#8217;individuo con il reale e con la sua rappresentazione. Attraverso continui salti temporali, virando tra memoria collettiva e personale, gli artisti sfruttano differenti immaginari per riflettere sulla condizione dell&#8217;uomo nella societ\u00e0 contemporanea. I loro lavori affiancano, a un approccio di carattere speculativo, una palese forza comunicativa capace di trasformare l&#8217;esperienza estetica in un singolare momento di conoscenza. La scelta di due artisti diversi per et\u00e0, formazione e linguaggio, risponde al progetto di EX3, volto a promuovere le realt\u00e0 artistiche giovanili pi\u00f9 interessanti, senza trascurare lo studio e la diffusione del lavoro di artisti dal curriculum pi\u00f9 strutturato.<\/p>\n<p>EX3 \u00e8 sostenuto dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, Assessorato alle Attivit\u00e0 Produttive, Consiglio di Quartiere 3.<\/p>\n<p>EX3 ringrazia Convivium Firenze, Mercafir, L.a.b.a., Farrow &amp; Ball, Starhotels. Azienda Agricola Petreto per la collaborazione.<\/p>\n<p><strong>EX3 &#8211; Centro per l&#8217;Arte Contemporanea<\/strong><br \/>\nViale Giannotti 81\/83\/85 &#8211; 50126 Firenze<\/p>\n<p><strong> Orario di apertura:<\/strong><br \/>\nDal mercoled\u00ec al sabato, dalle 11 alle 19 &#8211; domenica dalle 10 alle 18<br \/>\nChiuso il luned\u00ec e il marted\u00ec<\/p>\n<p><strong>Per informazioni:<\/strong><br \/>\nTel. 055 0114971 &#8211; <a href=\"http:\/\/www.ex3.it\" target=\"_blank\">www.ex3.it<\/a> &#8211; <a href=\"mailto:info@ex3.it\" target=\"_blank\">info@ex3.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Julian Rosefeldt<\/strong><br \/>\n<strong>AMERICAN NIGHT<\/strong><br \/>\na cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini<\/p>\n<p>EX3 ospita la prima personale di Julian Rosefeldt in Italia. L&#8217;artista tedesco (Monaco 1965) \u00e8 noto al pubblico internazionale per le sue grandiose installazioni multi-canale; elaborate messe in scena che, nella maggior parte dei casi, intrecciano i comportamenti stereotipati della vita quotidiana con la finzione filmica.<br \/>\nNegli spazi di EX3, Rosefeldt presenta tre lavori: <em>American Night<\/em> (2009), <em>Stunned Man<\/em> (2004) e <em>Lonely Planet <\/em>(2007).<br \/>\n<em>American Night<\/em>, l&#8217;ultima produzione a 5 canali dell&#8217;artista, \u00e8 un grande omaggio alla costruzione cinematografica. Su cinque grandi schermi disposti a ventaglio scorrono le immagini di quella che a prima vista si profila come la scomposizione in parti di un tradizionale film western: la natura selvaggia, il cowboy solitario, la cittadina semideserta, un gruppo di cowboy attorno al fuoco, il saloon, la donna in perenne attesa. Con il passare del tempo e il sovrapporsi delle scene, l&#8217;opera svela la propria complessit\u00e0. Si citano quadri di Caspar Friedrich, rompendo il clich\u00e9 dell&#8217;uomo rude e solitario; si decostruisce il paesaggio naturale americano, mostrandone l&#8217;inconsistenza; si svelano i set cinematografici, destrutturando un racconto apparentemente codificato. Una costruzione a cui fa dunque seguito una continua destrutturazione, operata attraverso il ricorso a una serie di meccanismi funzionali alla generale decostruzione del processo narrativo. Cos\u00ec, mentre i cowboy bivaccano di fronte al fuoco (un&#8217;immagine senza tempo che ben presto rivela, per\u00f2, che siamo di fronte a cowboy contemporanei che passano dalla difesa del diritto di &#8220;fare ci\u00f2 che l&#8217;uomo ritiene essere pi\u00f9 giusto&#8221; al discutere la teoria del film western), un elicottero dell&#8217;armata USA atterra nel mezzo di un villagio deserto e soldati in tenuta da combattimento lo invadono; a seguire, fantocci, che sembrano Barack Obama e George W. Bush, discutono animosamente della possibilit\u00e0 di cambiamento fino ad arrivare allo scontro fisico. <em>American Night<\/em> \u00e8 anche una potente allegoria politica contemporanea, dove passato e presente si incrociano in una riflessione sulla cultura globalizzata del nostro tempo.<br \/>\n<em>Lonely Planet<\/em> indaga il rapporto tra realt\u00e0 e finzione, attraverso la retorica del viaggio. ll film si apre con la comparsa, in lontananza, di una figura solitaria che cammina nel deserto. Man mano che questa si avvicina ne distinguiamo i tratti e l&#8217;abbigliamento da giovane viaggiatore: gli occhiali da sole, le collane etniche, lo zaino con l&#8217;immagine del &#8220;Che&#8221;\u009d, il sacco a pelo. L&#8217;equipaggiamento conforme al classico viaggio in India del turista occidentale alla &#8220;ricerca di se stesso&#8221;, accompagna il protagonista attraverso un paese rappresentato nei suoi clich\u00e9 ricorrenti, sottolineati ulteriormente dai toni &#8220;zafferano&#8221;\u009d in cui \u00e8 virata la pellicola. La rappresentazione del paesaggio si lega allo svelamento della finzione filmica. Il passaggio si complica quando, alle immagini della folla sulle riva del fiume, iniziano ad alternarsi quelle di volti intenti a guardare qualcosa, che presto si scopre essere lo stesso film che stiamo guardando noi. La finzione comincia ad essere scoperta quando il protagonista entra nel cinema, dove viene applaudito dal pubblico mentre sullo schermo scorrono le immagini del suo procedere, raddoppiandolo.<br \/>\n<em>Stunned Man<\/em>, parte della celebre <em>Trilogy of Failure<\/em> (2004\/05), esemplifica la frustrazione di fronte all&#8217;impossibilit\u00e0 della ricerca di senso della vita contemporanea, presupposto ricorrente del lavoro di Julian Rosefeldt. I due schermi su cui \u00e8 presentata l&#8217;opera offrono un&#8217;inquadratura simmetrica: lo stesso setting, lo stesso interprete, gesti a prima apparenza speculari. Il protagonista si muove all&#8217;interno del proprio appartamento, compiendo azioni banali, spostando oggetti, aprendo il computer, riordinando i libri. Progressivamente il suo atteggiamento ossessivo si fa sempre pi\u00f9 violento fino a cedere a una sorta di furia distruttrice. Il protagonista procede cos\u00ec a distruggere e ricostruire il suo spazio abitativo in un loop senza fine mentre nello spettatore cresce un forte senso di claustrofobia. Il nostro sguardo ricerca un varco verso il mondo esterno, una via d&#8217;uscita ripetutamente negata; le azioni mantengono il loro andamento insensato mettendo in scena una sorta di &#8220;psicopatologia della vita quotidiana&#8221; priva di possibilit\u00e0 di redenzione.<\/p>\n<p>Il catalogo, di prossima uscita, \u00e8 stato realizzato in collaborazione con il Kunstmuseum di Bonn.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4932\" rel=\"attachment wp-att-4932\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"jan-tweedy\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/jan-tweedy1-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Ian Tweedy<\/strong><br \/>\n<strong>70 ZEPPELINS<\/strong><br \/>\na cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini<\/p>\n<p>Ian Tweedy (Hahn, 1982), fonda la propria ricerca artistica sull&#8217;analisi dei rapporti tra biografia individuale e memoria collettiva, sull&#8217;appropriazione soggettiva della storia e pi\u00f9 in generale sulla riflessione intorno ai concetti di identit\u00e0, appartenenza e libert\u00e0.<br \/>\nTutti i lavori di Tweedy nascono dalla trasposizione di immagini che provengono da un suo archivio personale in continua crescita. \u00abCi\u00f2 che faccio\u00bb, ha dichiarato l&#8217;artista in una recente intervista, \u00ab\u00e8 semplicemente incorporare il mio archivio nella mia vita quotidiana. Da una parte mi lascio influenzare da queste immagini, dall&#8217;altra piego e costruisco le verit\u00e0 che queste immagini trasmettono per adattarle alla mia propria verit\u00e0\u00bb.<br \/>\nAttraverso l&#8217;utilizzo di mezzi diversi &#8211; dal disegno al collage, dall&#8217;installazione al video &#8211; Tweedy interpreta la realt\u00e0 come espressione di una sovrapposizione fluida di memorie e di immagini. L&#8217;uso in pittura di supporti diversi, che portano in s\u00e9 le tracce di un passato pi\u00f9 o meno recente &#8211; come copertine di libri, pagine di vecchie riviste, superfici d&#8217;appoggio, stracci utilizzati per pulire i pennelli &#8211; risulta funzionale a questo tipo di visione del tempo e della storia.<br \/>\nAlla formazione del pensiero di Tweedy ha contribuito in maniera determinante l&#8217;esperienza del graffitismo. Nello spazio urbano ogni immagine \u00e8 sottoposta a un processo di accostamento visivo capace di modificarne la percezione e dunque il significato ultimo. Ogni immagine urbana \u00e8 affiancata ad un contesto di segni che preesistono all&#8217;immagine stessa e che ad essa si sovrappongono. Cos\u00ec come nei lavori di Tweedy, scritte e pitture murali portano in s\u00e9 i segni di storie precedenti e durano finch\u00e9 un&#8217;altra scritta o un&#8217;altra immagine non le modifica, sovrapponendosi ad esse.<br \/>\nLa mostra concepita per gli spazi di EX3, dal titolo <em>70 Zeppelins<\/em>, ruota attorno all&#8217;omonima installazione composta da 70 diversi disegni raffiguranti immagini di dirigibili. Ogni disegno \u00e8 realizzato su un diverso supporto a stampa che conferisce all&#8217;immagine disegnata un significato inedito.<br \/>\nNell&#8217;immaginario di Ian Tweedy il dirigibile viene a costituirsi come un elemento di grande valore espressivo e simbolico, legato alla storia della prima guerra mondiale, all&#8217;idea di progresso e alla letteratura di viaggio. Quella di Tweedy \u00e8 una cultura visiva condizionata dalle immagini d&#8217;epoca, una sorta di &#8220;vintage&#8221; colto e coerente, attraverso il quale l&#8217;artista si muove alla ricerca delle proprie radici storiche, di una propria identit\u00e0 complessa.<br \/>\nCompleta la mostra un grande lavoro site-specific, un wall painting dal titolo <em>The Departed in Dazzle<\/em>, in cui l&#8217;immagine di un soldato americano, in partenza per la guerra, \u00e8 incorporata all&#8217;interno di un gigantesco pattern mimetico realizzato secondo le curiose modalit\u00e0 diffusesi in Inghilterra durante la Prima guerra mondiale. L&#8217;immagine fortemente emotiva del soldato nell&#8217;atto di salutare moglie e figli &#8211; una chiara riflessione sull&#8217;idea della morte e sulla memoria &#8211; contrasta nettamente con la percezione straniata dello spazio, segnato da linee bianche e nere orientate in direzioni diverse. Secondo le teorie di Norman Wilkinson, pittore e marinaio inglese, pattern complessi, come quello replicato da Tweedy, potevano essere utilizzati in guerra per modificare la percezione delle dimensioni e della velocit\u00e0 in movimento di un oggetto, ingannando in questo modo il nemico. Questo tipo di pittura, ispirato ai quadri dei pittori vorticisti, fu utilizzato durante la prima guerra mondiale per dipingere navi e altri apparecchi militari, dando vita a uno strano nesso, dal carattere surreale, tra creazione artistica e strategia militare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EX3 Centro per l&#8217;Arte Contemporanea JULIAN ROSEFELDT AMERICAN NIGHT IAN TWEEDY 70 ZEPPELINS 30 ottobre &#8211;\u00a0 5 dicembre 2009 Prorogata al 24 dicembre Viale Giannotti 81\/83\/85 Inaugurazione gioved\u00ec 29 ottobre, ore 18 Visto il grande successo di pubblico, il nuovo Centro per l&#8217;Arte Contemporanea di Firenze, ha deciso di prorogare la doppia personale di Julian &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=438\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Rosefeldt e Tweedy inaugurano Ex3&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4932,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[31],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=438"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4899,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/438\/revisions\/4899"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4932"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}