{"id":4615,"date":"2013-05-24T13:00:38","date_gmt":"2013-05-24T11:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/?p=4615"},"modified":"2013-05-23T10:17:23","modified_gmt":"2013-05-23T08:17:23","slug":"horne-friends-firenze-un-sogno-da-salvare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=4615","title":{"rendered":"Horne &#038; Friends. Firenze un sogno da salvare"},"content":{"rendered":"<p><strong>Horne &amp; Friends<em><br \/>\nFirenze un sogno da salvare<\/em><\/strong><br \/>\na cura di Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati<\/p>\n<p>Firenze, Museo Horne<br \/>\n27 maggio \u2013 7 dicembre 2013<\/p>\n<p><em>Anteprima per la stampa:<\/em> venerd\u00ec 24 maggio, ore 11.30<br \/>\n<em>Inaugurazione<\/em>: sabato 25 maggio, ore 18<\/p>\n<p><strong>Si inaugura sabato 25 maggio 2013 presso il Museo Horne, <em>Horne &amp; Friends. Firenze un sogno da salvare<\/em><\/strong>, <strong>a cura di Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati, una mostra che per la prima volta ripercorre la storia di Herbert Percy Horne<\/strong>, mettendo in luce aspetti poco noti della formazione e della versatile attivit\u00e0 artistica e culturale del raffinato personaggio inglese, essenzialmente conosciuto come studioso del Rinascimento fiorentino e collezionista. Herbert Percy Horne rimane tuttora una figura enigmatica, il cui contributo alla cultura tra Otto e Novecento \u00e8 ancora in parte da valutare nella sua reale entit\u00e0, per i molteplici interessi che coltiv\u00f2 nei campi dell\u2019arte figurativa, della letteratura e della musica. Oggi il Museo, anche attraverso l\u2019allestimento di una sala intitolata <em>Horne &amp; Friends<\/em>, ne documenta le spiccate doti di grafico e raffinato illustratore, poeta e punto di riferimento di numerosi artisti e intellettuali inglesi e americani presenti in quel periodo a Firenze.<!--more--><\/p>\n<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4617\" rel=\"attachment wp-att-4617\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"h_p_horne_ritratto_di_henry_harris_brown_1908\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/h_p_horne_ritratto_di_henry_harris_brown_1908-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Horne &amp; Friends<\/em><\/strong> propone una selezione di disegni, stampe, carte d\u2019archivio e volumi della biblioteca del <em>connoisseuer<\/em> anglofiorentino, materiale in parte inedito. L\u2019esposizione si offre come raffinata cornice per la video installazione, a cura di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi (Art Media Studio), fortemente voluta dalla direzione del museo, come innovativo strumento di visita permanente, tale da presentare la complessa figura di Herbert Horne in modo immediato e coinvolgente, sia per il pubblico degli adulti che dei pi\u00f9 &#8216;piccoli&#8217;.<\/p>\n<p>Tra i preziosissimi inediti esposti, a ricordarci il contributo di Horne allo studio del Rinascimento fiorentino, \u00e8 la bozza del 1907, del volume <em>Alessandro Filipepi commonly called Sandro Botticelli, painter of Florence<\/em>, insieme a prove di impostazione grafica, impaginato e capolettera. La monografia su Sandro Botticelli, pubblicata poi nel 1908, rimane ancora oggi insuperata per la ricchezza del regesto documentario. E furono gli studi su Botticelli che lo portarono in Italia, allontanandolo sempre di pi\u00f9 dall\u2019ambiente mondano londinese e a far s\u00ec che eleggesse Firenze a sua seconda patria.<\/p>\n<p>La sua passione per le arti grafiche e tipografiche, grazie alla quale ha realizzato ex-libris e ideato per case editrici inglesi e americane serie di caratteri tipografici ispirati alla cultura rinascimentale, \u00e8 testimoniata da un altro inedito, il disegno e la prova di stampa della copertina di \u201cThe Burlington Magazine\u201d, prestigioso periodico del quale, nel 1903, figura tra i fondatori insieme a Bernard Berenson e di cui ha anche curato l\u2019intera veste grafica.<\/p>\n<p>Esposti qui per la prima volta, disegni e prove di stampa, di <em>Diversi Colores<\/em>, raccolta di poesie di Horne, pubblicata nel 1891, della quale si \u00e8 occupato dell\u2019impostazione grafica e che aggiunge un ulteriore contributo al ritratto di questa poliedrica figura. Altra rarit\u00e0 \u00e8 un piccolo e raffinato paesaggio di Horne, per ora unica testimonianza certa della sua attivit\u00e0 di acquerellista.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4621\" rel=\"attachment wp-att-4621\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"burligton-magazine\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/burligton-magazine-234x300.jpg\" alt=\"\" width=\"234\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Horne &amp; Friends<\/em><\/strong> vuole anche ricostruire il clima intellettuale e le frequentazioni che lo stimato studioso intrattenne con la comunit\u00e0 di intellettuali stranieri, giunti tra Otto e Novecento nel capoluogo toscano. Tra le sue amicizie troviamo scrittori, artisti, storici dell\u2019arte e collezionisti, da Walt Whitman a Bernard Berenson e sua moglie, a Aby Warburg, Arnold B\u00f6cklin, Arthur Acton, Charles Loeser, John Temple Leader.<\/p>\n<p>Si documenta la sua azione per l\u2019<em>Associazione in difesa di Firenze antica<\/em>, fondata nel 1898 per opporsi ai piani di demolizione promossi dall&#8217;amministrazione comunale per risanare e ammodernare il centro storico della citt\u00e0. Nata con la finalit\u00e0 di tutelare il patrimonio storico ed artistico di Firenze, l&#8217;associazione si \u00e8 impegnata soprattutto nel sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica italiana e straniera, trovando particolare sostegno nella comunit\u00e0 anglo-americana residente a Firenze. Paladina di questa &#8216;crociata&#8217; \u00e8 stata la scrittrice Violet Paget, conosciuta come Vernon Lee, che sul <em>Times<\/em> denunci\u00f2 le &#8216;auto-mutilazioni&#8217; della citt\u00e0 ormai gi\u00e0 avvenute, interrogandosi sul suo futuro. Nel 1899, Horne fu nominato <em>corresponding member<\/em> da Tommaso Corsini, gi\u00e0 sindaco della citt\u00e0 e poi presidente dell<em>\u2019Associazione<\/em>, per raccogliere firme di illustri personalit\u00e0 straniere a sostegno della causa.<\/p>\n<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4619\" rel=\"attachment wp-att-4619\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"museo_horne_cortile\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/museo_horne_cortile-237x300.jpg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"300\" \/><\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>In mostra troviamo il registro delle firme o meglio l\u2019<em>Indirizzo di simpatia all\u2019Associazione per la difesa di Firenze antica. Firme scelte fra le 11.000 e pi\u00f9, raccolte all\u2019estero e presentate al Comitato il 1 marzo 1899,<\/em> tra cui quelle di<em> <\/em>John Singer Sargent, Lawrence Alma-Tadema, Wilhelm von Bode, Lucien Pissarro, John Ruskin, Theodore Roosevelt e Siegfried Wagner.<\/p>\n<p>In mostra sar\u00e0 esposto anche un altro inedito, una <em>Veduta di Firenze<\/em>, una collotipia del 1914, realizzata da Edmund New (1871-1913).<\/p>\n<p>L\u2019evento \u00e8 realizzato grazie al contributo dell\u2019Ente Cassa di Risparmio di Firenze e l\u2019Osservatorio dei Mestieri d\u2019Arte, che ormai da tempo sostengono le attivit\u00e0 culturali e didattiche del museo. La video installazione \u00e8 stata resa possibile grazie ai <em>Friends of Florence<\/em> e al sensibile interessamento del suo presidente, Simonetta Brandolini d\u2019Adda. Tale istituzione agisce in perfetta continuit\u00e0 con gli ideali di quella comunit\u00e0 anglo-americana che guard\u00f2 a Firenze come a patria elettiva, contribuendo significativamente alla sua salvaguardia e alla sua valorizzazione.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4620\" rel=\"attachment wp-att-4620\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"horne_veduta_di_un_pianoro_acquarello_e_tempera_su_carta\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/horne_veduta_di_un_pianoro_acquarello_e_tempera_su_carta-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"234\" \/><\/a><\/p>\n<p>La mostra<strong><em> Horne &amp; Friends <\/em><\/strong>sar\u00e0 accompagnata da un Giornale edito dal Centro Di (Firenze), in italiano e inglese, offerto gratuitamente ai visitatori e rimarr\u00e0 aperta al pubblico fino al 7 dicembre 2013. Per tutta la durata dell\u2019evento sono previste visite guidate, attivit\u00e0 didattiche e laboratori dedicati alle famiglie con bambini dai 5 ai 13 anni, tra cui <em>Un, due, tre\u2026libro! <\/em>per creare un <em>instant book<\/em> (prenotazioni: 055 244661 \u2013 <a href=\"mailto:info@museohorne.it\" target=\"_blank\">info@museohorne.it<\/a>).<\/p>\n<p><strong>Herbert Horne e il suo museo<\/strong><strong><\/strong><br \/>\nIn via de\u2019 Benci, a segnare l\u2019angolata con l\u2019antico corso dei Tintori, c\u2019\u00e8 una delle pi\u00f9 significative architetture della Firenze quattrocentesca, modello nel decoro e nella articolazione degli spazi per molte residenze dei ceti dirigenti della prima met\u00e0 del Cinquecento. Questo palazzo, sede del Museo Horne, testimonia, oltre che della storia della Firenze antica, del sogno di un raffinato studioso inglese del Rinascimento, Herbert Percy Horne, il quale, vendendo nel 1905 tutte le sue propriet\u00e0 londinesi, si era trasferito nella nostra citt\u00e0, facendo di questa antica casa l\u2019ultima sua dimora.<\/p>\n<p>Nato a Londra il 18 febbraio del 1864, Horne si forma come architetto e, come tale, lo troviamo tra il 1882 e il 1890 associato allo studio di Arthur Heygate Mackmurdo: sono questi gli anni in cui Horne frequenta i salotti della Londra vittoriana dove ha modo di conoscere e stringere amicizia con alcune delle personalit\u00e0 di maggiore spicco del tempo, da Bernard Shaw a Oscar Wilde, da John Ruskin a Dante Gabriele Rossetti. In quest\u2019ambiente, fortemente caratterizzato dalla volont\u00e0 del recupero della tradizione artigiana e dall\u2019idea di un\u2019architettura sentita come opera d\u2019arte totale in cui contenuto e contenitore possano fondersi armoniosamente, Horne evidenzia inizialmente le sue spiccate doti grafiche, progettando stoffe e carte da parati, impegnandosi nell\u2019arte tipografica e segnalandosi parallelamente come poeta e critico d\u2019arte. Negli ultimi anni dell\u2019Ottocento ha inoltre modo di distinguersi come architetto, realizzando tra l\u2019altro la cappella dell\u2019Ascensione in Bayswater Road (terminata nel 1894 e distrutta nel corso della seconda guerra mondiale), il battistero di St. Luke a Camberwell (1899 ca.) e il portico e la biblioteca per la Positivist Church of Humanity in Chapel Street (ugualmente distrutti), per i quali, in sintonia con gli insegnamenti di Mackmurdo, disegna anche i singoli elementi di arredo. In tutti i casi le sue architetture esprimono il forte interesse nei confronti della tradizione italiana rinascimentale, ammirata soprattutto per la \u2018misura\u2019 e le rigorose proporzioni tra le parti. I diretti richiami alle architetture italiane traggono d\u2019altra parte origine da quanto direttamente apprezzato da Horne nel corso del primo viaggio in Italia, compiuto tra il settembre e l\u2019ottobre del 1889.<\/p>\n<p>Il viaggio in Italia, cos\u00ec come era accaduto per molti altri stranieri, provoca in Horne emozioni tali da portarlo ad allontanarsi sempre pi\u00f9 dal clima mondano londinese, fino a trasformare in definitiva la decisione di stabilirsi nel paese, eleggendo Firenze a sua seconda patria. Anche in questa citt\u00e0 entra facilmente in contatto con la nutrita colonia di intellettuali stranieri giunti nel tardo Ottocento nel capoluogo toscano, colonia che annovera personalit\u00e0 del calibro di Arnold B\u00f6cklin, Aby Warburg, Robert Davidsohn, Bernard Berenson, Adolf Hildebrand. Il soggiorno fiorentino (l\u2019insediamento definitivo in citt\u00e0 \u00e8 del 1905) indirizza decisamente Horne allo studio della cultura figurativa rinascimentale, trasformando rapidamente l\u2019architetto e il grafico in un attento e riservato studioso della storia dell\u2019arte locale e, parallelamente, in un raffinato collezionista.<\/p>\n<p>Numerosissime sono in questi anni le pubblicazioni di saggi su artisti fiorentini: sul Botticelli (1901), su Paolo Uccello, Piero di Cosimo e Leonardo (1902), su Gentile da Fabriano (1904), su Andrea Del Castagno (1905), su Giovanni da Ponte, Alesso Baldovinetti e sul Graffione (1906) e, finalmente, nel 1908, la monografia sul Botticelli, opera da considerarsi ancora oggi insuperata per la ricchezza del regesto documentario.<\/p>\n<p>Per ovviare alle scarse risorse finanziarie, che limitano non poco i suoi interessi, Horne inizia a dedicarsi ad un\u2019intensa attivit\u00e0 come mercante d\u2019arte, intrattenendo proficui rapporti con il mercato artistico europeo e americano. Come \u00e8 stato documentato fecondi contatti vengono tenuti dallo studioso con il Metropolitan Museum di New York: molte le proposte di acquisti, alcune condotte a termine dalla commissione del museo che, grazie all\u2019intermediazione di Horne, pot\u00e9 arricchire le collezioni delle quattro tavolette di Benozzo Gozzoli con le storie dei santi Pietro, Paolo, Zanobi e Benedetto (provenienti dalla pala d\u2019altare un tempo nella cappella Alessandri nella chiesa di San Pier Maggiore di Firenze), e del soffitto staccato dal palazzo Petrucci di Siena, decorato dal Pinturicchio e dalla sua bottega. Ugualmente proficuo \u00e8 il rapporto con il noto collezionista John G. Johnson di Philadelphia (peraltro membro della commissione dello stesso Metropolitan Museum), al quale Horne fa acquistare, tra l\u2019altro, un Angelo di Duccio di Buoninsegna, una Piet\u00e0 di Niccol\u00f2 di Pietro Gerini e le quattro tavolette con Storie di Maria Maddalena dipinte da Sandro Botticelli. Ulteriori contatti con altri musei e collezionisti americani sono stretti grazie all\u2019amicizia e alla stima nei confronti di Horne di altri studiosi inglesi che in quel momento guardano con interesse al mercato americano, come nel caso di Roger Fry, consulente con Bernard Berenson dello stesso John G. Johnson, e prezioso tramite con J. Pierpont Morgan.<\/p>\n<p>Di non minore importanza sono comunque le opere che lo studioso inglese raccoglie parallelamente per la propria collezione, per la cui degna collocazione Horne acquista, nel 1911, il palazzo di via dei Benci, iniziandone un lungo e accurato restauro. Se negli anni precedenti gli acquisti erano stati motivati dalla bellezza e dalla rarit\u00e0 delle singole opere (inizialmente con una forte predilezione nei confronti dei disegni di maestri inglesi e quindi italiani), con l\u2019acquisto del palazzo si profila nella mente di Horne il progetto al quale dedicher\u00e0 gli ultimi anni della sua vita, quello di ricostruire una raffinata dimora di un gentiluomo del Rinascimento, dimensione questa con la quale lo studioso si \u00e8 oramai totalmente identificato. A fianco dei grandi capolavori gi\u00e0 entrati a far parte della raccolta (il <em>Santo Stefano<\/em> di Giotto, ad esempio, era stato acquistato a Londra nel 1904), si moltiplicano le trattative con privati e antiquari per l\u2019acquisizione di mobili, ceramiche, utensili, monete e sigilli riconducibili per lo pi\u00f9 a manifatture dell\u2019Italia centrale e databili dal Trecento al Seicento. E ancora affluiscono nella casa disegni, stampe, manoscritti, codici miniati, incunaboli, cinquecentine e libri rari.<\/p>\n<p>Il 12 aprile del 1916, non ancora sistemata negli ambienti del \u2018palagetto\u2019 la straordinaria raccolta, Horne detta il proprio testamento, lasciando allo Stato italiano il palazzo \u201ccon tutto quanto in esso si contiene di oggetti d\u2019arte, mobili, disegni, biblioteca, nulla escluso n\u00e9 eccettuato\u201d. Due giorni dopo, un violento attacco di tubercolosi ne stronca l\u2019ancora giovane vita.<\/p>\n<p>La donazione permette comunque la nascita di una Fondazione il cui consiglio di amministrazione (del quale fanno parte Giovanni Poggi e Carlo Gamba e che \u00e8 ufficialmente riconosciuto come ente morale con decreto del 20 maggio 1917) cura la definitiva sistemazione delle opere nelle sale, secondo i criteri che avevano ispirato Horne e che non prevedono sequenze espositive per scuola o per cronologia, ma vedono dipinti, mobili, suppellettili e oggetti confluire negli ambienti secondo analogie e accostamenti, come \u00e8 proprio delle \u2018case museo\u2019. In questa veste il Museo Horne si apre per la prima volta al pubblico nel 1921, esponendo sia gli straordinari tesori raccolti dallo studioso, sia altre non meno importanti opere acquistate dal Consiglio della Fondazione grazie ad un lascito dello stesso Horne, per un insieme di oltre 6000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, oreficerie, mobili, placchette, monete, sigilli, stoffe, disegni, incunaboli e cinquecentine, il tutto a ricreare quell\u2019idea della Firenze rinascimentale cara agli studiosi anglosassoni tra Ottocento e primo Novecento, ancora credibile e affascinante.<\/p>\n<p>Questo allestimento, mantenuto anche dal secondo Presidente della Fondazione, Filippo Rossi, fu in parte modificato dal suo successore, Ugo Procacci, a seguito degli ingenti danni prodotti al museo dell\u2019alluvione del 4 novembre 1966, che suggerirono il trasferimento delle opere originariamente esposte al terreno al secondo piano del palazzo, fino ad allora destinato a sale di studio e a biblioteca. Il periodo successivo, che ha visto la presidenza di Umberto Bardini, si \u00e8 invece caratterizzato per i molti interventi tesi a migliorare i servizi di accoglienza, sia con la realizzazione di una nuova biglietteria, di un bookshop e di salette per proiezioni e conferenze negli ambienti sotterranei del palazzo, sia con l\u2019istituzione di un servizio educativo permanente in particolare vocato alla progettazione di itinerari di scoperta del palazzo e delle collezioni da proporre alle scuole, al pubblico dei pi\u00f9 giovani e alle famiglie.<\/p>\n<p>L\u2019attuale fase, che vede alla presidenza Antonio Paolucci, ha visto un significativo incremento dell\u2019attivit\u00e0 del museo anche sotto il profilo delle mostre temporanee, in particolare legate a un progetto di esposizione a rotazione del cospicuo fondo di disegni della Fondazione.<\/p>\n<p>Non disponendo di risorse proprie e rapidamente dissoltosi durante la seconda guerra mondiale il lascito in Titoli di Stato che avrebbe dovuto assicurare la vita della Fondazione, il Museo opera grazie al sostegno di istituzioni pubbliche e private che, in piena sinergia, consentono sia di sviluppare la ricca attivit\u00e0 culturale attraverso mostre, convegni e conferenze, sia di effettuare interventi di manutenzione, restauro e adeguamento della struttura nei confronti di un pubblico sempre pi\u00f9 numeroso e attento.<\/p>\n<p><em>Elisabetta Nardinocchi, <\/em>Direttore Museo Horne<\/p>\n<p><strong>Museo Horne<br \/>\n<\/strong>Via dei Benci, 6 &#8211; 50122 Firenze<strong><\/strong><\/p>\n<p>Orario di apertura:<br \/>\ndal luned\u00ec al sabato 9 &#8211; 13<br \/>\nChiuso domenica e festivi<br \/>\nAperture straordinarie su richiesta, a pagamento.<\/p>\n<p><strong>Ingresso mostra e museo:<\/strong><br \/>\nEuro 7,00 intero &#8211; Euro 5,00 ridotto<\/p>\n<p><strong>Servizio Educativo:<\/strong><br \/>\nOrario attivit\u00e0 con le scuole 10-12<\/p>\n<p><strong>Biglietti:<\/strong><br \/>\nEuro 4,00 a studente (ingresso al museo e attivit\u00e0 didattica)<br \/>\nIngresso gratuito per insegnanti e accompagnatori dei gruppi scolastici<br \/>\nEuro 4,00 a persona per le famiglie<br \/>\n\u00c8 necessaria la prenotazione<\/p>\n<p><em>Laboratori su richiesta<\/em><\/p>\n<p><strong>Informazioni e prenotazioni:<\/strong><br \/>\nTel. +39 055 244661 &#8211; Fax +39 055 2009252 <a href=\"mailto:info@museohorne.it\">info@museohorne.it<\/a><br \/>\nAccessibilit\u00e0 condizionata per i disabili<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museohorne.it\">www.museohorne.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Ufficio stampa mostra:<\/strong><br \/>\nDavis &amp; Franceschini \u2013 Lea Codognato, Caterina Briganti<br \/>\nTel. +39 055 2347273 &#8211; Fax +39 055 2347361<a href=\"mailto:davis.franceschini@dada.it\"><br \/>\ndavis.franceschini@dada.it<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\">www.davisandco.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Comunicazione:<\/strong><br \/>\nStudio Neri Torrigiani<br \/>\nTel. +39 055 2654588\/89 &#8211; Fax +39 055 2654590<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.torrigiani.com\" target=\"_blank\">www.torrigiani.com<\/a> &#8211; <a href=\"mailto:neri.torrigiani@torrigiani.com\" target=\"_blank\">neri.torrigiani@torrigiani.com<\/a><br \/>\ntwitter: @NeriTorrigiani<br \/>\nskype: neritorrigiani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Horne &amp; Friends Firenze un sogno da salvare a cura di Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati Firenze, Museo Horne 27 maggio \u2013 7 dicembre 2013 Anteprima per la stampa: venerd\u00ec 24 maggio, ore 11.30 Inaugurazione: sabato 25 maggio, ore 18 Si inaugura sabato 25 maggio 2013 presso il Museo Horne, Horne &amp; Friends. 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