{"id":590,"date":"2010-06-19T01:00:51","date_gmt":"2010-06-18T23:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/home\/?p=590"},"modified":"2013-04-08T17:28:22","modified_gmt":"2013-04-08T15:28:22","slug":"percival-everett-vince-il-premio-vallombrosa-gregor-von-rezzori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=590","title":{"rendered":"Percival Everett vince il Premio Vallombrosa Gregor von Rezzori"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premio Internazionale Vallombrosa<\/strong><br \/>\n<strong> Gregor von Rezzori<\/strong><br \/>\nIV edizione \u2013 16, 17, 18 giugno 2010<\/p>\n<p><strong>Cerimonia di premiazione:<\/strong><br \/>\nSalone dei Cinquecento<br \/>\nPalazzo Vecchio, Firenze<br \/>\n18 giugno, ore 17.30<\/p>\n<p>\u00c8 Percival Everett con <strong>Ferito<\/strong> (Nutrimenti) il vincitore della quarta edizione del Premio Vallombrosa Gregor von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera. Per la traduzione premiata Maurizia Balmelli.<!--more--><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/?attachment_id=4341\" rel=\"attachment wp-att-4341\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"percival_everett\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/percival_everett.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><br \/>\n<\/a><\/strong><br \/>\nLo scrittore americano \u00e8 stato premiato alla presenza del Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Ad annunciare il vincitore Ernesto Ferrero, presidente della giuria (composta inoltre da Bruno Arpaia, Giorgio Ficara, Luigi Forte, Livia Manera e Alberto Manguel), e Beatrice Monti della Corte von Rezzori, presidente della Santa Maddalena Foundation, nel corso di una cerimonia nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Percival Everett vince, oltre al premio, una Fellowship (soggiorno di lavoro) presso la Santa Maddalena Foundation.<\/p>\n<p><strong> Questa la motivazione con cui la giuria gli ha assegnato il Premio:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cRomanzo felicemente iperbolico, Ferito di Perival Everett ci mostra innanzitutto l&#8217;acronica e l&#8217;attuale New Arcadia americana, il suo intatto &#8216;sublime&#8217; naturale &#8211; il Deserto Rosso del Wyoming, una specie di vertiginoso, statico deuteragonista delle azioni e dei destini degli uomini. Ma anche, indistinguibili, l&#8217;ansia e il tormento dell&#8217;identit\u00e0 americana: quali siano i limiti, la responsabilit\u00e0, la stessa morfologia ideale dell&#8217;individuo nei confronti degli altri, dei vicini, dei dissimili, dei non del tutto noti e accettabili.<br \/>\nNel suo ranch, a un passo dall&#8217;illimitato deserto, il protagonista John Hunt, cowboy nero laureato a Berkeley e studioso di Kandinskij e di Klee, alleva cavalli e riflette, come un filosofo, sul valore universale della piet\u00e0 e sulle sue applicazioni particolari. Le smentite della storia e il paradosso della fatale, consequenziale ferocia dello stesso Hunt di fronte all&#8217;ingiustizia, costituiscono il fulcro anche diegetico di un libro eccezionale: la cui vicenda corre verso la sua dura conclusione mostrando i segreti e i sussulti di un&#8217;umanit\u00e0 che un momento si contraddice e precipita nel disumano, ma poi intimamente e strutturalmente &#8216;si mantiene&#8217; come indicazione, suggerimento, speranza.\u201d<\/p>\n<p><strong>Percival Everett<\/strong> \u00e8 nato a Fort Gordon in Georgia USA nel 1957. \u00c8\u2019 stato musicista jazz, tuttofare in un ranch (ha un\u2019esperienza di ben quattordici anni come addestratore di cavalli) e professore di liceo. Attualmente si divide tra l\u2019insegnamento &#8211; \u00e8 professore di Letteratura alla University of Southern California &#8211; e la scrittura: \u00e8 infatti uno dei pi\u00f9 prolifici scrittori contemporanei, ha scritto oltre venti libri tra romanzi, raccolte di racconti e poesie, e saggi, esplorando quasi tutti i generi letterari. L&#8217;Esquire l\u2019ha definito \u201cuno dei pi\u00f9 coraggiosi scrittori sperimentali degli ultimi anni\u201d. Everett invece dichiara che tra i suoi maestri ci sono \u00a0classici scrittori americani di grande respiro come Mark Twain. I suoi libri sono tradotti e apprezzati in tutta Europa. In Italia sono usciti: nel 2007 Glifo per Nutrimenti e Cancellazione per Instar Libri, (con cui ha vinto il Premio Hurston\/Wright Legacy); nel 2008 La cura dell\u2019acqua, nel 2009 Deserto Americano e Ferito, tutti per Nutrimenti.<\/p>\n<p>Gli altri finalisti in competizione erano H\u00e9ctor Abad, <em>L\u2019oblio che saremo<\/em> (Einaudi), Jean Echenoz <em>Correre<\/em> (Adelphi) e Nam Le, <em>I fuggitivi<\/em> (Guanda).<\/p>\n<p>Il premio per la miglior traduzione in italiano di un\u2019opera di narrativa straniera \u00e8 andato invece a Maurizia Balmelli per <em>Suttree<\/em> di Cormac McCarthy (Einaudi). Il premio le \u00e8 stato consegnato dal presidente della giuria, Andrea Landolfi.<\/p>\n<p><strong>Questa la motivazione:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPubblicato da Cormac McCarthy nel 1979, dopo lunga gestazione, <em>Suttree<\/em>, romanzo fluviale se mai ve ne furono, mima del fiume Tennessee non solo lo scorrere denso, limaccioso e incessante &#8211; la vicenda atroce del tempo, la sua tetra indifferenza nel cancellarci -, ma riesce a dare voce, anche, e insieme, a molto di ci\u00f2 che quella corrente trascina, con s\u00e9 e in s\u00e9. Forme bizzarre, detriti artificiali, putrefazioni, relitti umani e non pi\u00f9 umani, sporcizia, fetori, umori animali, deiezioni industriali, vite, morti; e, nonostante tutto, stagioni, amori, desideri, e brama di vita. La lingua che tutto questo impasto lacerante di natura, antinatura e corpi violentati riesce cos\u00ec miracolosamente a dire, si dovrebbe pensare tra le pi\u00f9 intraducibili. E invece. Maurizia Balmelli, che traduce prevalentemente dal francese, ha reso in italiano questo libro grande e terribile, scritto, come si sa, in inglese. \u00c8 raro, oggi, che un traduttore sia in grado di tradurre ad alto livello da due lingue. Ma forse \u00e8 proprio questa la chiave per capire una prova traduttoria che ha dello straordinario. Avventurandosi in un terreno a lei relativamente meno familiare, Maurizia Balmelli non ha potuto mai acquetarsi nel \u201cmestiere\u201d, non si \u00e8 potuta concedere nessuna pausa in quella confortante routine che rende a tratti meno ingrato il nostro arduo, malpagato e bellissimo lavoro di traduttori letterari. Al contrario, sembra essersi mossa all\u2019ultimo respiro, senza una sosta, come fosse anche lei risucchiata nel gorgo di quella immensa cloaca fluviale in cui Dante non avrebbe sdegnato di riconoscere tenebrori non troppo diversi da quelli veduti da lui stesso. Perch\u00e9 se vuole essere qualcosa di pi\u00f9 di un mero intermediario, il traduttore letterario \u00e8 questo che deve fare: immergersi, anzi, meglio e di pi\u00f9, lasciarsi sommergere dal testo che sta affrontando, consegnarglisi, consapevole del rischio di esserne irretito, e di smarrirsi nei suoi abissi. Per questa ragione, come Gregor von Rezzori sapeva bene, il traduttore, cos\u00ec come lo scrittore, va lasciato solo nella sua esplorazione. Una volta riemerso sar\u00e0 lui il primo a cercare il confronto, e il conforto, di altri occhi che lo aiutino a rileggere quello che ha visto, e a dargli una forma definitiva. Maurizia Balmelli ci sembra essere discesa davvero al fondo di questo libro, e averne restituito, per tutti noi, il senso autentico e segreto. Cormac Mc Carthy pu\u00f2 esserle grato, forse pi\u00f9 di quanto non sappia. E noi con lui.<\/p>\n<p><strong>Maurizia Balmelli<\/strong> \u00e8 nata in Svizzera, a Locarno, nel 1970; ha vissuto a lungo a Parigi, dove ha studiato teatro all\u2019\u00c9cole Internationale de Th\u00e9\u00e2tre Jacques Lecoq e mosso i primi passi nell\u2019editoria collaborando come lettrice con la casa editrice Hachette. Nel 1996 si \u00e8 trasferita a Torino per frequentare il Master Holden e due anni dopo ha avviato la sua prima traduzione, <em>Io sono il tenebroso <\/em>di Fred Vargas. Da allora collabora assiduamente con la casa editrice Einaudi, per la quale, oltre a tradurre dal francese e dall\u2019inglese, svolge lavori redazionali e di revisione. Dal 2003 \u00e8 titolare del corso di Traduzione dal francese presso la Scuola di specializzazione per traduttori editoriali gestita dall\u2019Agenzia Tuttoeuropa di Torino. \u00a0Si \u00e8 avvicinata attivamente all\u2019opera di Cormac McCarthy nel 2006, lavorando come revisore alla traduzione del romanzo <em>La strada<\/em>, firmata da Martina Testa. Successivamente le \u00e8 stata affidata la traduzione di <em>Suttree<\/em>, che l\u2019ha impegnata per un intero anno. Oltre che con Einaudi, collabora con \u00a0Bompiani, Rizzoli, Minimum Fax, Casagrande. Tra gli autori da lei tradotti figurano Romain Gary, J.M.G. Le Cl\u00e9zio, Agota Kristof, Emmanuel Carr\u00e8re, Jean Echenoz, Aleksandar Hemon. Attualmente sta lavorando alla traduzione del nuovo romanzo di Martin Amis.<\/p>\n<p><strong>Il Premio<\/strong><\/p>\n<p>Intitolato al grande scrittore mitteleuropeo Gregor von Rezzori (1914-1998) che ha vissuto e lavorato per pi\u00f9 di trent\u2019anni a Santa Maddalena sulle colline del Valdarno, il Premio \u00e8 nato per iniziativa della moglie Beatrice Monti della Corte von Rezzori, presidente della Santa Maddalena Foundation, ed \u00e8 realizzato col Comune di Firenze e con la Provincia di Firenze. Grazie alla collaborazione con la Regione Toscana, con FST &#8211; Mediateca Toscana Film Commission, alla partnership con la New York University e al coinvolgimento delle maggiori librerie della citt\u00e0 &#8211; Feltrinelli e MelbookStore- il Premio, che ha come obiettivo la promozione nel nostro Paese della miglior letteratura internazionale, \u00e8 diventato un\u2019occasione importante di apertura, per la citt\u00e0, verso le culture del mondo. Il Premio \u00e8 inoltre sostenuto dall\u2019Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di Commercio Firenze e Banca CR Firenze.<\/p>\n<p><strong>Giuria:<\/strong><br \/>\nErnesto Ferrero, presidente<br \/>\nAndrea Landolfi, presidente sezione traduzione<br \/>\nBruno Arpaia, Giorgio Ficara, Luigi Forte, Livia Manera, Alberto Manguel<\/p>\n<p><strong>Comitato promotore:<\/strong><br \/>\nAnna Benedetti, Paolo Blasi, Giuliano da Empoli, Marco del Panta, Giovanna Folonari, Maddalena Fossombroni, Bona Frescobaldi, Gioia Marchi Falck, Raffaello Napoleone, Antonio Pieri, Maria Vittoria Rimbotti, Carlo Sisi, Neri Torrigiani, Ellyn Toscano, Giorgio Van Straten.<\/p>\n<p><strong>Segreteria &#8211; Ufficio stampa:<\/strong><br \/>\nDavis &amp; Franceschini<br \/>\nTel. +39 055 2347273 &#8211; \u00a0<a href=\"mailto:davis.franceschini@dada.it\" target=\"_blank\">davis.franceschini@dada.it<\/a> &#8211; \u00a0<a href=\"http:\/\/www.davisefranceschini.it\" target=\"_blank\">www.davisefranceschini.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.premiovallombrosa.org \" target=\"_blank\">www.premiovallombrosa.org<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.santamaddalena.org\" target=\"_blank\">www.santamaddalena.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premio Internazionale Vallombrosa Gregor von Rezzori IV edizione \u2013 16, 17, 18 giugno 2010 Cerimonia di premiazione: Salone dei Cinquecento Palazzo Vecchio, Firenze 18 giugno, ore 17.30 \u00c8 Percival Everett con Ferito (Nutrimenti) il vincitore della quarta edizione del Premio Vallombrosa Gregor von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera. 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