{"id":7882,"date":"2015-06-20T08:19:49","date_gmt":"2015-06-20T06:19:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.davisandco.it\/?p=7882"},"modified":"2015-06-20T08:19:49","modified_gmt":"2015-06-20T06:19:49","slug":"inaugura-a-massa-il-museo-gigi-guadagnucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/responsive.davisandco.it\/?p=7882","title":{"rendered":"Inaugura a Massa il Museo Gigi Guadagnucci"},"content":{"rendered":"<p><strong>MUSEO GIGI GUADAGNUCCI<\/strong><br \/>\nVilla La Rinchiostra, Massa<br \/>\n<strong>Inaugurazione:<br \/>\nsabato 20 giugno, ore 18<\/strong><\/p>\n<p><strong>Apre a Massa, in occasione del centenario della sua nascita, il museo permanente dedicato all\u2019opera di Gigi Guadagnucci, uno degli ultimi maestri del marmo. Il Museo, che si inaugura ufficialmente sabato 20 giugno 2015, alle ore 18, ha sede nella seicentesca Villa La Rinchiostra, una delle residenze ducali dei Cybo Malaspina, situata nella piana massese a pochi chilometri dalla citt\u00e0.<br \/>\n<!--more--> <\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/gigi-guadagnucci-germination-1957-foto-enrico-amici.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"gigi-guadagnucci-germination-1957-foto-enrico-amici\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/gigi-guadagnucci-germination-1957-foto-enrico-amici-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nato nel 1915 vicino a Massa, alle pendici delle Apuane, Gigi Guadagnucci si \u00e8 affermato come scultore inizialmente in Francia, dove si trasfer\u00ec nel 1936 per motivi politici. Visse prima a Grenoble e poi a Parigi, dove frequent\u00f2 e divenne amico di artisti come Severini, Zoran Music, Yves Klein e Tinguely ma anche di intellettuali come Beniamino Joppolo e Pierre Restany. Con la fine degli anni Sessanta, Guadagnucci si riavvicin\u00f2 progressivamente all\u2019Italia, riallacciando rapporti con la sua terra, nel cuore del paese del marmo, invitato pi\u00f9 volte a partecipare a varie edizioni della Biennale di Scultura di Carrara, attratto anche dalla possibilit\u00e0 di reperire materiali e manodopera di prima qualit\u00e0. A Massa scelse di tornare a vivere nonostante avesse mantenuto residenza a Parigi fino alla fine degli anni \u201990. Ed \u00e8 alla sua terra natale che ha voluto lasciare la sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Scomparso il 14 settembre 2013, gi\u00e0 dal 2012 aveva stipulato un contratto con il Comune per la costruzione del Museo, che fu individuato da subito nella Villa Rinchiostra, con l\u2019intenzione di farne un luogo per l\u2019arte contemporanea, da arricchire in futuro con l\u2019inserimento anche di altri artisti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/museo-guadagnucci-foto-enrico-amici.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"museo-guadagnucci-foto-enrico-amici\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/museo-guadagnucci-foto-enrico-amici-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le opere di Guadagnucci occupano il primo piano e il seminterrato della Villa. Sono esposte 53 sculture circa di grande formato, in marmo statuario, e 8 dei bassorilievi \u201cerotici\u201d\u00a0 in marmo, onice e travertino iraniano che Jean Clair defin\u00ec, in un suo saggio, \u201cLes Litophanies d\u2019Eros\u201d. Eseguite tra il 1957 e il 2002, queste opere documentano l\u2019intero percorso artistico di Guadagnucci. Le sue sculture, collocate in spazi e collezioni pubbliche e private in tutto il mondo &#8211; oltre che in Italia e in Francia, anche in Brasile, in Giappone e negli Stati Uniti &#8211; trovano qui un luogo raccolto e suggestivo dove manifestare tutta la loro forza espressiva, esaltando fino in fondo le qualit\u00e0 dei marmi apuani, che sono da sempre la materia naturale della scultura.<\/p>\n<p>Quella di Guadagnucci \u00e8 una scultura a tutto tondo, piena di forza e temperamento. \u00c8 la storia della sua vita, vivere e scolpire sono sempre stati per lui la stessa cosa. L\u2019artista ha sottomesso la pratica tradizionale della scultura alle proprie esigenze formali ed espressive, cercando soluzioni che hanno dato al suo lavoro una straordinaria freschezza. L\u2019impronta \u00e8 quella dell\u2019astrattismo e dell\u2019informale che riproduce tuttavia i ritmi e le forme geologiche del materiale di cui \u00e8 fatta, rimandando sempre ai frammenti delle sue montagne e quindi della sua vita cos\u00ec come possiamo vedere in opere come <em>Orchid\u00e9e <\/em>o <em>Arbre<\/em>,<em> Gestuelle<\/em> o <em>Contrepoint<\/em>, dei primi anni Sessanta<em>. <\/em><\/p>\n<p>In ogni sua stagione, la scultura di Guadagnucci dimostra sempre una precisa evidenza formale e una tenuta plastica straordinaria che condensa insieme il tempo e lo spazio, sia\u00a0 nelle opere dai volumi pieni degli anni Sessanta, sia in quelle successive che si risolvono nella modulazione, quasi musicale, delle lamine, oppure in quelle degli anni Ottanta dove approda alla palpitante vitalit\u00e0 dei fiori e delle vegetazioni. In sculture come <em>Meteora <\/em>o <em>Fuga <\/em>o <em>Angelo<\/em>, degli anni Settanta, si manifesta il desiderio di sdoganare la pietra dalla sua naturale pesantezza, per restituirla a un tempo e uno spazio, quasi non pi\u00f9 misurabili. La leggerezza \u00e8 comunque una costante nella scultura di Guadagnucci, sfuggire alla pesantezza e vincere la gravit\u00e0 per raggiungere il ritmo fluido ed elegante di una danza che imita i movimenti dei corpi celesti.<\/p>\n<p>Il Museo, per volere dell\u2019artista, ha costituito un Comitato scientifico per la valorizzazione e la promozione della raccolta Guadagnucci, composto da cinque membri: Fernando Mazzocca, storico dell&#8217;arte; Marco Baudinelli, docente di grafica, gi\u00e0 direttore dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Carrara; Massimo Bertozzi, critico d&#8217;arte; Ines Berti, bibliotecaria (erede Guadagnucci); Ornella Casazza, storica dell\u2019arte, gi\u00e0 direttrice del Museo degli argenti.<\/p>\n<p>Per la cura del progetto, il Comitato si \u00e8 avvalso dell\u2019importante collaborazione del professor Giuseppe Cannilla, docente di storia dell&#8217;arte contemporanea all&#8217;Accademia di Carrara. L&#8217;allestimento dell&#8217;esposizione \u00e8 a cura dello Studio di Architettura Giuseppe Cannilla e Alberto Giuliani, Roma.<\/p>\n<p>Il progetto grafico della mostra e di Marco Baudinelli. \u00c8 stato realizzato un catalogo a cura di Massimo Bertozzi e Marco Baudinelli che oltre alla documentazione fotografica delle opere e dell&#8217;allestimento, contiene testi di Fernando Mazzocca, Massimo Bertozzi e Giuseppe Cannilla.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/villa-la-rinchiosta-foto-enrico-amici.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"villa-la-rinchiosta-foto-enrico-amici\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/villa-la-rinchiosta-foto-enrico-amici-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>La Villa Rinchiostra<\/strong><br \/>\nLa <strong>Villa Rinchiostra<\/strong> \u00e8 situata nella pianura massese a circa due chilometri dalla citt\u00e0 e dalla marina. Edificata come residenza suburbana dei Duchi di Massa, ebbe nei secoli una funzione di edificio connesso alle attivit\u00e0 di \u201cvilla\u201d, come la caccia, l\u2019allevamento e la gestione delle scuderie locali, oltre all\u2019utilizzo agricolo.<\/p>\n<p>Il complesso rappresentava il tipico esempio di dimora signorile immersa in un parco ricco di fiori,\u00a0 piante e animali. L\u2019edificio venne probabilmente innalzato a cavallo tra i secoli XVII e XVIII per volont\u00e0 della duchessa <strong>Teresa Pamphili<\/strong>, figlia di <strong>Camillo Pamphili<\/strong> e di <strong>Olimpia Aldobrandini<\/strong>, appartenente all\u2019alta aristocrazia romana della seconda met\u00e0 del &#8216;600, andata in sposa al duca di Massa <strong>Carlo II Cybo<\/strong> <strong>Malaspina<\/strong> nel 1673. Nel corso del Settecento si oper\u00f2 un\u2019intensa attivit\u00e0 di abbellimento e valorizzazione dell\u2019edificio, soprattutto rispetto al grande parco circostante per volere del duca <strong>Alderano Cybo<\/strong>. A lui si deve l\u2019inserimento di molte pregevoli sculture, purtroppo andate in parte perdute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Informazioni:<\/strong><br \/>\nVilla La Rinchiostra.<br \/>\nVia Mura della Rinchiostra \u2013 54100 Massa (MS)<br \/>\nTel. 0585 490279 &#8211; 490200<a href=\"mailto:silvano.soldano@comune.massa.ms.it\" target=\"_blank\"><br \/>\nsilvano.soldano@comune.massa.ms.it<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.comune.massa.ms.it\" target=\"_blank\">www.comune.massa.ms.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Biglietto:<\/strong> gratuito<\/p>\n<p><strong>Orario:<\/strong><br \/>\nmarted\u00ec, gioved\u00ec, venerd\u00ec: 15-18; sabato: 9,30-12,30 \/ 15-18; domenica: 15-18<br \/>\nPrenotazione visite guidate tel. 0585 490279<\/p>\n<p><strong>Ufficio stampa:<br \/>\n<\/strong>Davis &amp; Franceschini<br \/>\nTel. 055 2347273<br \/>\n<a href=\"mailto:info@davisefranceschini.it\" target=\"_blank\">info@davisefranceschini.it<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.davisefranceschini.it\" target=\"_blank\">www.davisefranceschini.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Biografia di Gigi Guadagnucci <\/strong><br \/>\n<strong>A cura di Massimo Bertozzi<\/strong><\/p>\n<p><strong><strong><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/gigi-a-rochester.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"gigi-a-rochester\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/gigi-a-rochester-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Gigi Guadagnucci<\/strong> \u00e8 nato nel 1915 a Castagnetola, un paese vicino a Massa. Qui, seguendo la tradizione della sua famiglia, comincia a lavorare il marmo quando \u00e8 poco pi\u00f9 che un bambino. Poco dopo la met\u00e0 degli anni Venti ottiene, infatti, il suo primo impiego, da Ciberti. Si trasferisce comunque poco dopo nel laboratorio Soldani, dove, prima e dopo di lui, sono passati tutti quelli che a Massa si sono cimentati con la scultura, che egli apprende <span style=\"text-decoration: line-through;\">impara<\/span> <span style=\"text-decoration: line-through;\">cos\u00ec<\/span> iniziando dalle tradizionali espressioni dell\u2019arte funeraria \u2013 la routine<em> <\/em>dell\u2019epoca \u2013, anche se ben presto si distingue eseguendo i suoi lavori in diretta, senza passare per il modello, conquistandosi cos\u00ec i suoi primi personali clienti.<\/p>\n<p>Nel 1936 \u00e8 costretto, tuttavia, a lasciare l\u2019Italia per motivi politici. Ripara in Francia, ad Annemasse, dove ritrova i fratelli che nella cittadina della Savoia gestiscono una <em>marbrerie. <\/em>Da qui si trasferisce comunque quasi subito a Grenoble, dove rimane fino alla guerra e dove alterna il lavoro nei laboratori di marmo allo studio e alla ricerca: guarda inevitabilmente ai maestri, da Rodin a Maillol, fino alla grande lezione di Donatello<span style=\"text-decoration: line-through;\">;<\/span> e scopre che la scultura si impara disegnando e vi si applica con accanimento. A Grenoble frequenta Closon e soprattutto Gilioli, che a ogni estate torna da Parigi e rappresenta cos\u00ec il primo forte richiamo verso la mecca mondiale dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Allo scoppio della guerra si arruola nella Legione Straniera e dopo la disfatta della Francia entra nella Resistenza. L\u2019attivit\u00e0 che Guadagnucci svolge nel <em>maquis <\/em>del sud-est favorisce il suo inserimento nel paese transalpino e consolida un legame destinato a durare ben al di l\u00e0 dei motivi e delle contingenze che lo avevano originato. Rientrato in Italia, si ferma a Massa fra il 1950 ed il 1953, anno in cui decide di ritornare in Francia; si stabilisce finalmente a Parigi, dove per almeno due decenni vivr\u00e0 inserito pienamente nel fervore artistico di Montparnasse. Intanto <span style=\"text-decoration: line-through;\">aveva<\/span> ha gi\u00e0 avuto modo di farsi conoscere in Italia, dove nel 1951 aveva esposto a Firenze<span style=\"text-decoration: line-through;\">,<\/span> alla Casa di Dante, aveva vinto il <em>Premio Lorenzo Vicini <\/em>per la scultura a Forte dei Marmi e il <em>Premio Interregionale <\/em>di Marina di Massa per il disegno.<\/p>\n<p>La sua assoluta padronanza della lingua, e le sue precedenti esperienze francesi, favoriscono il suo inserimento non solo nella comunit\u00e0 degli artisti, ma anche negli ambienti culturali pi\u00f9 aggiornati. Frequenta gli italiani, quelli che a Parigi ci sono da sempre, come Gino Severini e Carlo Sergio Signori, e quelli che sono, come lui, appena arrivati, il carrarese Nardo Dunchi, il pisano Gianni Bertini, l\u2019imprevedibile Remo Bianco, e poi ancora lo scrittore Beniamino Joppolo, che diventer\u00e0 l\u2019amico pi\u00f9 solidale, e Zoran Music, che vive nello studio prestatogli da un amico comune, il grande fotografo Brassa\u00ef. Conosce gli ultimi grandi scultori di Montparnasse, Alberto Giacometti e Ossip Zadkine e le giovani promesse, come C\u00e9sar e Fran\u00e7ois Stahly. Vive in grande amicizia con i Nuovi Realisti, Yves Klein e Jean Tinguely soprattutto, pur sottraendosi alle sollecitazioni di Pierre Restany, che lo vorrebbe convincere a \u201cmilitare\u201d nel gruppo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/scultura-strasburgo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"scultura-strasburgo\" src=\"http:\/\/www.davisandco.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/scultura-strasburgo-223x300.jpg\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 1958 vince una naturale reticenza a mostrarsi in pubblico ed espone le sue prime opere alla Galerie Colette Allendy, suscitando una grande impressione e i primi interessi della critica. Da quel momento infatti la sua presenza sulla scena parigina diventa ricorrente e sempre pi\u00f9 apprezzata. L\u2019artista inizia ad esporre anche fuori della capitale francese: a Auvers sur Oise nel 1958, a Roma nel 1959, alla Robles Gallery di Los Angeles e alla Brook Street Gallery di Londra nel 1960, prima di approdare nell\u2019anno successivo a una delle pi\u00f9 prestigiose gallerie parigine, quella di Claude Bernard.<\/p>\n<p>In queste occasioni scrivono di lui e della sua scultura Suzanne Hagen e Mock, Favre e Loce Hoctin, ma soprattutto Claude Rivi\u00e8re e Pierre Courthion, che nel 1958 inserisce Guadagnucci nel suo libro \u201c<em>L\u2019art ind\u00e9pendant. Panorama international del 1900 \u00e0 non jours<\/em><span style=\"text-decoration: line-through;\">\u201d<\/span>. Quella di Guadagnucci \u00e8 in questi anni una scultura informale che tuttavia ripete i ritmi e le forme geologiche del materiale di cui \u00e8 fatta. Ancora nel 1962 <span style=\"text-decoration: line-through;\">intanto<\/span> partecipa alla mostra <em>Sculpteurs d\u2019aujourd\u2019hui<\/em> alla Galerie Blumenthal e nel 1963 alle rassegne <em>Actualit\u00e9 de la sculpture<\/em> presso la Galerie Creuze e <em>Forme et Magie<\/em> al Bowling de Paris.<\/p>\n<p>Mentre continua l\u2019intensa partecipazione alla vita artistica parigina \u2013 viene infatti invitato e partecipa regolarmente a tutti i principali <em>salons<\/em>, da <em>Comparaison<\/em> al <em>Salon de Mai<\/em>, da <em>R\u00e9alit\u00e9s Nouvelles<\/em> ad <em>Art Sacr\u00e9<\/em>, dal <em>Salon de la Jeune Sculpture<\/em> a <em>Grandes et Jeunes d\u2019aujourd\u2019hui<\/em> \u00ad, comincia a riallacciare i legami con la sua terra. Con i primi risparmi compra infatti una casa a Bergiola, vicino al paese in cui \u00e8 nato.<\/p>\n<p>Questo riavvicinamento riceve una spinta nel 1967, quando Guadagnucci ottiene pressoch\u00e9 contemporaneamente, due inviti che sono un forte richiamo al passato: quello alla <em>V Biennale di Scultura Internazionale di <\/em>Carrara e quello del <em>Symposium Internazionale per le Olimpiadi della Neve<\/em> di Grenoble. La partecipazione alla<em> <\/em>manifestazione di Grenoble, dove esegue una grande scultura di oltre quattro metri, che viene collocata nel Parc Paul Mistral, gli apre infatti la strada ad una lunga serie di commissioni pubbliche per opere monumentali.<\/p>\n<p>Per altro verso l\u2019invito alla rassegna carrarese che si ripeter\u00e0 nel 1969 e nel 1973, asseconda il progressivo allontanamento da Parigi, dal momento che, insieme alla possibilit\u00e0 di trovare materiali e manodopera di grande qualit\u00e0, l\u2019area apuana consente in quegli anni la possibilit\u00e0 di frequentare i grandi della scultura, da Marini a Moore, da Adam a Lipchitz e Noguchi, e permette inoltre a Guadagnucci di rinnovare le frequentazioni parigine, da Signori a Gilioli, da C\u00e9sar a Ipoust\u00e9guy, da Alicia Penalba a Zadkine e Augustin C\u00e1rdenas. Si dedica, cos\u00ec, soprattutto alla creazione di opere monumentali destinate a complessi scolastici o a centri universitari francesi, ed \u00e8 costretto a diradare le presenze alle mostre. I suoi marmi svuotati fino alla trasparenza o ridotti in lamine sottili come fasci di luce nascono da qui, anche se per trovare una applicazione su grande scala bisogner\u00e0 attendere la creazione nel 1974 di <em>Orgue<\/em>, destinata al Palais des Congr\u00e8s et de<em> <\/em>la Musique di Strasburgo. Riprende, quindi, a esporre e nello stesso tempo approfondisce la ricerca di nuove soluzioni formali, attente alla compenetrazione fra la sensualit\u00e0 delle curve femminili e l\u2019esuberanza delle forme vegetali: nascono le <em>Foglie <\/em>e i loro \u201cdialoghi\u201d, le <em>Libellule, <\/em>i primi <em>Fiori.<\/em><\/p>\n<p>Il ritorno sulla scena delle esposizioni gli vale nel 1977 il premio Bourdelle, con la possibilit\u00e0 di allestire nell\u2019anno successivo una grande mostra negli spazi del prestigioso museo parigino. La sua fedelt\u00e0 al marmo, che poi significa fedelt\u00e0 alla sua terra e alla sua cultura, viene ormai riconosciuta da tutti come un grande valore: da Alain Jouffroy, che nel 1978 gli pubblica una lunga intervista su \u00abXX\u00e8me si\u00e9cle\u00bb, a Umberto Baldini, che nel 1980 lo inserisce nel suo volume <em>Scultura toscana del Novecento<\/em>, a Mario De Micheli, che nel 1981, nel libro dedicato alla Scultura del Novecento, individua i tratti distintivi della scultura di Guadagnucci nel suo \u00abamore del marmo\u00bb oltrech\u00e9 nella \u00abreligione del mestiere\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 1980, a causa di una fastidiosa infiammazione al braccio che gli impedisce i lavori pesanti, scopre il bassorilievo e comincia a riavvicinarsi alla figura umana, realizzando i primi esempi di quelle che Jean Clair chiamer\u00e0 le \u00ab<em>lithophanies d\u2019eros<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Risale a quel periodo anche l\u2019incontro con Pier Carlo Santini, che si rinnova in tutte le manifestazioni artistiche promosse dallo storico lucchese e che si consolida in una amicizia profonda, oltrech\u00e9 in un rapporto di lavoro, e si interrompe solo per la prematura scomparsa di Santini nel 1993. Nel corso degli anni Ottanta Guadagnucci, che sembra attraversare una seconda giovinezza, intensifica nuovamente la partecipazione alle esposizioni e riprende altres\u00ec a viaggiare, in Europa come in America, fino alle esperienze del tutto nuove, come quella del 1988, allorch\u00e9 si reca ad installare le sue sculture a Tokyo, e quella del 1992, in occasione dell\u2019esecuzione di una grande scultura in legno per un villaggio turistico in Kenya.<\/p>\n<p>Nonostante nel 1983 il ministro Jack Lang gli conferisca una delle pi\u00f9 importanti onorificenze della Repubblica francese, nominandolo <em>Chevalier de l\u2019Ordre des Arts et des Lettres, <\/em>gli anni Ottanta segnano tuttavia il distacco definitivo da Parigi, dove ancora conserva due studi che frequenta per\u00f2 solo raramente, per periodi brevissimi e sempre pi\u00f9 di malavoglia.<\/p>\n<p>Di contro ha ormai riconquistato la sua terra. Nel 1986 una sua grande scultura viene installata nel Palazzo Comunale di Massa e nel 1989 la Provincia di Massa-Carrara gli commissiona un <em>bassorilievo<\/em> di quasi cinque metri per la Sala della<em> <\/em>Resistenza, nel Palazzo Ducale di Massa. Nel 1993 il Comune gli organizza una grande mostra retrospettiva, con quasi cento sculture, all\u2019interno del Castello Malaspina, e nel 1995 festeggia gli ottant\u2019anni dell\u2019artista con una mostra di disegni, al Palazzo Ducale di Massa, recuperando un momento della sua produzione artistica che si credeva disperso.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni mette a frutto l\u2019esperienza del ritorno alla figura, sperimentata nell\u2019esecuzione dei piccoli bassorilievi erotici degli anni Ottanta. Muore Nel settembre del 2013 nella sua casa atelier di Bergiola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MUSEO GIGI GUADAGNUCCI Villa La Rinchiostra, Massa Inaugurazione: sabato 20 giugno, ore 18 Apre a Massa, in occasione del centenario della sua nascita, il museo permanente dedicato all\u2019opera di Gigi Guadagnucci, uno degli ultimi maestri del marmo. 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